Articolo

prostatectomia

Prostatectomia e recupero della funzione erettile: ecco cosa dicono i dati

Fast translate

Icon translate

 

Dopo un intervento di prostatectomia quasi tutti i pazienti si chiedono quante e quali sono le possibilità di recuperare le piene funzioni erettili. Le probabilità, nel corso del tempo, sembrano non essere sostanzialmente cambiate nell’ultimo decennio. Uno studio dell’European Urology ha messo in evidenza i livelli di recupero delle normali funzioni erettili nei pazienti che hanno subito un intervento di prostatectomia.

Prostatectomia radicale: cos’è e come funziona

La prostatectomia radicale è un’operazione chirurgica che consiste nella rimozione totale della ghiandola prostatica. L’intervento può essere eseguito con tecniche tradizionali, oppure in laparoscopia. Al termine della procedura è previsto un periodo di ricovero ospedaliero, che varia a seconda della tecnica utilizzata. In generale, comunque, dopo l’intervento è richiesto l’uso di un catetere vescicale per alcune settimane e una ripresa progressiva e lenta delle normali attività quotidiane.
L’operazione di prostatectomia si divide in due momenti: il primo è quello legato alla somministrazione dell’anestesia (che di solito è di tipo generale); il secondo invece è quello che riguarda l’intervento vero e proprio. Come abbiamo detto, attualmente, esistono due diverse tipologie di operazioni: tradizionale a cielo aperto, oppure laparoscopica.

Nel primo caso è prevista un’unica grande incisione in una zona localizzata al di sotto dell’ombelico (prostatectomia radicale retropubica), oppure a livello del perineo (prostatectomia radicale perineale), vale a dire tra scroto e ano. Attraverso l’incisione, il chirurgo procede all’asportazione parziale o totale della ghiandola prostatica.

Invece la prostatectomia radicale con tecnica laparoscopica è un intervento mini invasivo e prevede 3-4 piccole incisioni di 1 centimetro a livello addominale. Attraverso le incisioni, una sonda esplorativa, chiamata laparoscopia, permette al chirurgo di osservare e rimuovere la prostata. Da alcuni anni, i migliori chirurghi urologi eseguono la prostatectomialaparoscopica radicale robotico o robot-assistita. Questo significa che si avvalgono dell’assistenza di un apposito robot che, difatti, sostituisce le mani del dottore.

Gli obiettivi della prostatectomia

Per i chirurghi oncologici, la prostatectomia serve a raggiungere tre importanti traguardi:

  • eliminare il tumore alla prostata
  • preservare la continenza
  • mantenere le funzioni erettili

Per molti pazienti, il pieno recupero della funzione erettile rappresenta, però, la vera misura del successo del trattamento. Negli ultimi dieci anni ci sono stati numerosi progressi nello sviluppo delle tecniche chirurgiche e nelle terapie post intervento, necessarie al recupero delle funzioni erettili. A tal proposito, è stato anche condotto uno studio e una ricerca specifica sull’evoluzione dei livelli di recupero della funzione erettile a seguito di una prostatectomia. Lo studio, pubblicato su European Urology, ha identificato 2364 pazienti che hanno subito un’operazione di prostatectomia tradizionale o laparoscopica, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2015.

prostatectomia

Lo studio ha preso in esame esclusivamente gli interventi eseguiti da chirurghi che hanno effettuato non meno di 100 operazioni. La funzione erettile è stata valutata prima e dopo l’intervento, mediante l’International Index of Erectile Function (IIEF-6). Invece il recupero della funzione erettile è stato definito con un punteggio IIEF-6 ≥ 24.

I risultati dello studio

I risultati dell’analisi hanno riportato una percentuale di recupero della funzione erettile pari al 27% a distanza di un anno e del 34% a distanza di due anni. I tassi di recupero della funzione erettile, ad uno o due anni, sono diminuiti con il passare del tempo. Le probabilità di recupero a seguito di prostatectomia sono risultate quindi, stabili nel tempo.
I dati riguardano comunque un unico centro ospedaliero, ad alto volume. È inoltre importante tenere conto anche dell’età dei pazienti sottoposti ad intervento. L’età, infatti, è andata ad aumentare di 0,5 anni ogni anno, con conseguente rischio di comorbidità e una diminuzione, consequenziale, del punteggio di riferimento IIEF-6 (di 0,35 punti all’anno).

Alla luce di questa analisi, sembra che i livelli di recupero delle funzioni erettili nei pazienti che hanno subito un intervento di prostatectomia, siano rimasti costanti negli ultimi dieci anni. Si tratta, tuttavia, di ricerche geolocalizzate che non tengono conto delle più recenti evoluzioni e innovazioni tecnologiche, nonché della sofisticata e approfondita conoscenza acquisita, di anno in anno, dai medici chirurghi.