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Pene curvo ventrale

Pene curvo ventrale: quando si presenta e quando è necessario l’intervento chirurgico

Il pene curvo congenito è una condizione alquanto rara, ma non impossibile da trovare. Interessa meno dell’1% della popolazione mondiale e si manifesta sotto diverse forme. Tra le diverse manifestazioni, il pene curvo ventrale, è sicuramente la forma maggiormente riscontrabile. Insieme a quella dorsale rappresenta circa il 70% dei casi. Più difficili, ma comunque presenti, anche quelle laterali o combinate.

Le cause alle quali imputare tale condizione sono diverse, ma sicuramente la principale è rappresentata da un anomalo e asimmetrico sviluppo dei corpi cavernosi. Le strutture spugnose che si trovano all’interno dell’asta del pene che riempiendosi di sangue consentono l’erezione, qualche volta, possono evolversi in modo anomalo. Di conseguenza l’asta del pene tende a deviare verso la porzione meno sviluppata. Il pene curvo ventrale si manifesta anche in seguito a un anomalo sviluppo dell’uretra.

L’uretra è un canale muscolomembranoso, lungo circa 20 cm che si sviluppa dalla vescica, passa attraverso la prostata, percorre l’intera lunghezza del pene e termina sulla punta del glande. Qui, si apre nel meato urinario. L’uretra serve a garantire lo svuotamento della vescica e l’espulsione dello sperma. Spesso questo organo può essere soggetto di varie patologie:

  1. Ipospadia
  2. Epispadia
  3. Stenosi Uretrale
  4. Uretrite
  5. Lesioni Uretrali Iatrogene

Quando la sua crescita avviene in maniera irregolare, l’insufficiente elasticità, comporta la trazione del pene verso il basso durante l’erezione. Una condizione che sfocia nel pene curvo ventrale.

Pene curvo congenito ventrale: come riconoscerlo

La curva anomala del pene si manifesta esclusivamente durante l’erezione e solitamente non provoca uno stato doloroso. È possibile riconoscere la patologia sin dai primi anni di vita, quando, durante le erezioni spontanee del mattino, la curva del pene può essere marcatamente accentuata.

La diagnosi però è fatta soprattutto in età post puberale, tra i 15 e i 16 anni. Durante questa fase le erezioni sono maggiori e più vigorose, tanto che lo stesso paziente è in grado di riconoscere il problema da solo. Per la diagnosi occorre fotografare il pene in erezione e in diverse proiezioni. Le differenti angolature permettono di stabilire con chiarezza l’entità della curvatura. Le fotografie possono essere eseguite direttamente dal paziente in ambiente domestico, oppure in ambulatorio a seguito di dovuta stimolazione farmacologica. Foto e anamnesi accurata possono stabilire velocemente la presenza di pene curvo congenito, distinguibile facilmente dalle curvature acquisite attribuite quasi esclusivamente all’ induratio penis plastica.

Pene curvo ventrale

Qualche volta è necessario ricorrere a un’ecografia peniena, talvolta eseguita con iniezione di farmaci vasoattivi. Il test serve a escludere la presenza di placche fibrose dell’albuginea, vale a dire la membrana che ricopre i corpi cavernosi all’interno dell’organo. L’eco serve anche a confermare o escludere la presenza di tessuto fibroso sito tra i corpi cavernosi e l’uretra stessa.

Diminuire curva ventrale pene: quando ricorrere alla chirurgia

La necessità di ricorrere o meno alla chirurgia per diminuire la curva ventrale del pene, spetta all’andrologo. La condizione, infatti, non richiede sempre una correzione chirurgica. L’operazione è possibile solo in presenza di curvature ventrali superiori ai 30-40°. Infatti, maggiore è la curvatura e più difficoltà incontrerà il soggetto nel corso della vita durante i rapporti sessuali.

Per evitare possibili conseguenze psicologiche, l’età migliore per intervenire nei pazienti di giovane età è quella compresa tra i 16 e i 18 anni. Vale a dire prima dell’inizio dell’attività sessuale. Prima dell’intervento vero e proprio è molto importante che il soggetto sia accuratamente informato della situazione, della procedura e degli eventuali risultati raggiungibili. Durante questa fase di counseling sono descritte le varie tecniche eseguibili per risolvere la situazione.

Tra le varie tecniche proposte sin dagli anni ’60, la più comune è quella che prevede l’accorciamento della parte convessa del pene attraverso delle “plissettaturedell’albuginea dei corpi cavernosi. Successivamente il tessuto sovrabbondante è asportato o semplicemente introflesso con affossamento. A seguito dell’intervento per risolvere il problema del pene curvo ventrale, è possibile che i soggetti riscontrino un accorciamento dell’organo. Le dimensioni, infatti, potrebbero risultare ridotte di circa 1-2 cm totali.

Quando invece il pene curvo ventrale è dovuto allo sviluppo anomalo dell’uretra la tecnica applicata è diversa. Il chirurgo interviene liberando le aderenze formatesi tra l’uretra e la porzione ventrale dei corpi cavernosi. L’eventuale tessuto cicatriziale (chordee) è rimosso e successivamente, con un secondo intervento, il tratto finale dell’uretra è riconfigurato correttamente.