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La clamidia

La clamidia: l’infezione del batterio Chlamydia trachomatis

La clamidia è una malattia infettiva, comune e diffusa tra uomini e donne. La patologia è trasmessa dal batterio Chlamydia trachomatis attraverso rapporti sessuali (orali, anali e vaginali) non protetti. È conosciuta anche con il nome di malattia “silenziosa”, perché non presenta sempre sintomi evidenti. Infatti, molto spesso, si manifesta in forme lievi con sintomi che sono confusi con disturbi di altro genere. Non per questo, però, deve essere sottovalutata. Negli uomini, infatti, se trascurata, oppure non diagnosticata in tempo, può portare a gravi complicazioni legate ad infiammazioni dell’area genitale. Il rischio poi è quello che l’infezione si estenda anche alla ghiandola prostatica , o addirittura anche ad altri organi.

La clamidia: cos’è e come si trasmette

Tra le malattia sessualmente trasmissibili, la clamidia è senza dubbio una di quelle che si presenta con maggior frequenza. Il problema è che lo fa non manifestazioni sempre apertamente e in modo evidente. Di conseguenza non sempre è riconosciuta per quello che veramente è, oppure sottovalutata e quindi trascurata. Il responsabile di questa malattia è il batterio Chlamydia trachomatis. Si tratta di un batterio intracellare obbligato, vale a dire un batterio che può vivere e riprodursi all’interno di cellule ospite. Esistono molteplici varianti di questo batterio, ciascuna delle quali da vita a differenti patologie.

Come per qualunque altra MTS (Malattia sessualmente trasmissibile), la clamidia si contrae attraverso rapporti sessuali non protetti. Lo scambio di fluidi sessuali tra un soggetto sano ed uno malato, porta alla trasmissione della malattia. Questo avviene sia per la clamidia che per molte altre malattia sessualmente trasmissibili (gonorrea, tricomoniasi, ureaplasma, ecc…).

La trasmissione dei fluidi può essere sia diretta che indiretta (come ad esempio attraverso le mani). Quindi la clamidia si trasmette in ogni forma di rapporto sessuale: vaginale, orale, o anale. Addirittura nel caso di rapporti sessuali orali, la clamidia può infettare anche la gola. Diversi i fattori di rischio: promiscuità sessuale, presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, mancato o saltuario uso del profilattico.

Incubazione, manifestazioni e sintomi

La clamidia si contrae anche senza sintomi, o con manifestazioni leggere e facilmente trascurabili. I primi sintomi si manifestano a distanza di circa una-tre settimane dall’avvenuto rapporto sessuale non protetto. Lasso di tempo in cui è possibile comunque già trasmetterla ad altri soggetti, in modo del tutto inconsapevole.

Come abbiamo detto la clamidia, il più delle volte è asintomatica, o comunque presenta sintomi vaghi e leggeri. È facile, qualche volta, confonderla con altra patologie, quali, ad esempio, cistiti e uretriti. Negli uomini la clamidia può interessare l’epididimo, vale a dire un dotto di piccolo diametro e strettamente avvolto, che collega i dotti efferenti dal retro di ogni testicolo al suo dotto deferente. La malattia può causare dolore testicolare, febbre, secrezioni dal pene e prurito. Senza contare poi che, per quanto i sintomi possano essere lievi, le complicazioni a livello di apparato riproduttivo, possono essere gravi e molto serie.

Negli uomini la clamidia può portare a

  • Uretriti
  • Bruciore
  • Perdite uretrali sierose o lattiginose
  • Irritazioni
  • Prurito
  • Bruciore durante la minzione
  • Arrossamento e gonfiamento dell’orifizio del pene
  • Infiammazione
  • Ingrossamento e dolore ai testicoli (più raro). 

La clamidia

I veri problemi nascono al momento in cui la clamidia si propaga alla prostata, alle vescichette seminali e agli epididimi. La malattia può quindi portare a:

Continuare a trascurare una di queste malattie, significa rischiare addirittura di andare incontro ad infertilità.

Contagio da Clamidia

In presenza di clamidia è bene rivolgersi subito ad un urologo, anche quando i sintomi sono lievi, o del tutto assenti. La clamidia è diagnosticata attraverso esami colturali. In pratica questi consistono nel far riprodurre in laboratorio, i batteri presenti in un campione di secrezioni infette. In alternativa, oggi, sono praticate anche reazioni di immunofluorescenza e saggi immunoenzimatici. Questi ultimi sono praticati su campioni di:

  • urina
  • tamponi cervicali
  • uretrali
  • rettali
  • congiuntivali
  • orali

Tecniche alternative o complementari ancora più moderne sono, ad esempio, la ricerca del DNA specifico per la clamidia grazie a tecniche di amplificazione degli acidi nucleici o NAAT (Nucleic Acid Amplification Testing). Infine la malattia è diagnosticabile anche con prelievo di sangue che consenta di verificare una pregressa infezione. Questa è verificata ricercando la presenza di immunoglobuline anti-clamidia.