Articolo

Ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico

Ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico: quando i farmaci non bastano!

L’ipertrofia prostatica è una patologia che colpisce la ghiandola prostatica. La malattia può essere affrontata attraverso trattamenti farmacologici mirati. Però, nei casi in cui i pazienti non dovessero rispondere, o tollerare, i farmaci per ipertrofia prostatica e nei casi in cui si dovessero sovrapporre complicanze legate all’ostruzione causata dalla patologia (alcune delle quali tali da porre a rischio la vita del paziente) l’urologo potrebbe decidere di intraprendere la strada del trattamento chirurgico.

Questa strada è intrapresa allo scopo di trattare in tempi brevi e, in maniera completa e persistente l’ostruzione urinaria, risolvendo quindi la sintomatologia legata ad essa. Quando si parla di ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico, si apre le porte a diverse soluzioni. Attualmente infatti, esistono molteplici possibilità chirurgiche per il trattamento dell’ipertrofia prostatica, alcune più invasive di altre. È questo il caso, ad esempio dell’adenomectomia prostatica transvescicale (ATV), sicuramente più invasiva della chirurgia endoscopica, che sfrutta la fisiologica via transuretrale così da diminuire le complicanze legate ad un intervento tradizionale (approccio mini-invasivo).

Ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico: fonti e tecniche

Gli interventi chirurgici volti a risolvere l’ipertrofia prostatica benigna non si differenziano solo per grado di invasività. Anche le fonti di energia utilizzate, ad esempio, possono essere molteplici. Queste infatti spaziano dalle tradizionali anse diatermiche per la resezione prostatica, fino ai più moderni laser (i più comuni dei quali sono Olmio, Tullio e Green) o le ultime tecnologie non invasive che sfruttano l’acqua (Aquablation).

Inoltre anche le tecniche applicate sono molteplici, potendo spaziare da resezioni, incisioni, adenomectomie o enucleazioni, lifting prostatici e vaporizzazione. In tutti i tipi di intervento al termine della procedura è posizionato un catetere vescicale. La differenza tra le tecniche comporta:

  • diversi periodi di cateterizzazione
  • tasso di complicanze
  • effetti avversi
  • qualità di vita postoperatori

Ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico

Resezione o TURP: Resezione Transuretrale della Prostata

La resezione o TURP, usualmente è effettuata mediante anse diatermiche taglienti che sfruttano energia elettrica ad alta frequenza trasformata in calore. Si tratta di un intervento chirurgico mirato all’’asportazione in piccole fette, della porzione ostruente prostatica, attraverso l’uretra senza tagli addominali. Non prevedendo incisioni è quindi classificato come un intervento mini-invasivo.

La degenza è solitamente inferiore alla settimana, così come il periodo di cateterizzazione. La complicanza più frequente è quella emorragica. Mentre tra i principali disturbi postoperatori, vi sono transitori disturbi infiammatori e la permanente mancanza di eiaculazione.

Incisione prostatica transuretrale o TUIP

L’incisione prostatica transuretrale o TUIP prevede invece l’utilizzo di un elettrodo, simile a quello utilizzato per la resezione, ma a forma di cuneo. Questo è capace di effettuare un’incisione a livello del collo vescicale senza asportazione tissutale, con conseguente migliore dinamica minzionale. Pur presentando vantaggi in termini di durata operatoria, complicanze e degenza, è gravata da elevata incidenza di re-interventi non presentando effetti permanenti. Inoltre non è utilizzabile in presenza di grandi volumi prostatici.

Tecniche enucleative: l’adenomectomia

In presenza di volumi prostatici maggiori, o in presenza di peculiari caratteristiche cliniche del paziente e della patologia, lo specialista potrebbe optare invece per le tecniche enucleative (adenomectomia). In questo caso la ghiandola è letteralmente ripulita dal proprio nucleo centrale ingrossato, responsabile dei sintomi urinari.

Questa tipologia di intervento chirurgico prevede due diversi approcci:

  • chirurgico classico aperto – con incisione della parete addominale prima e della parete vescicale successivamente
  • tecniche endoscopiche mini-invasive – pratiche che sfruttano l’uretra come via d’accesso e diverse fonti energetiche (ansa diatermica o laser).

L’approccio chirurgico aperto è gravato da maggior degenza chirurgica e maggiori complicanze intra e post-operatorie, con elevato tasso di trasfusioni. L’approccio mediante laser invece oltre a ridurre la degenza chirurgica e i disturbi postoperatori immediati e tardivi, comporta il vantaggio di un minor rischio di sanguinamento. Entrambe le tecniche tuttavia sono gravate, come nel caso della TURP, da mancanza di eiaculazione postoperatoria.

Ipertrofia prostatica benigna intervento chirurgico: le tecniche di vaporizzazione

Le tecniche di vaporizzazione prevedono la completa rimozione dell’adenoma prostatico. Queste comportano la creazione di un tunnel, mediante un approccio chirurgico mini-invasivo e a basso rischio di sanguinamento. Sono quindi la tecnica di scelta nei pazienti che effettuano terapie anticoagulanti impossibilitati alla loro sospensione e nei pazienti interessati a un decorso postoperatorio più breve. Le fonti utilizzabili possono essere sia laser che le più recenti tecniche ad acqua.

Nei pazienti interessati ad un approccio mini-invasivo e alla preservazione dell’eiaculazione postoperatoria, o in paziente che mal tollererebbero un’anestesia prolungata, è infine disponibile la vaporizzazione ad acqua o AQUABLATION. La tecnica prevede un approccio totalmente automatizzato che sfrutta un sistema di navigazione computerizzato . Lo strumento utilizzato, infatti, è guidato dall’immagine ecografica, con conseguente l’abbattimento dei tempi operatori, fino a pochi minuti. La tecnica sfrutta un getto d’acqua ad alta pressione senza necessità di produrre forti energie termiche, come invece avviene per le altre tecniche enucleo-resettive. In questo modo sono limitati i danni alle strutture nervose limitrofe e sono garantiti:

  • minori tempi operatori
  • ridotto periodo di cateterizzazione
  • minor degenza chirurgica
  • minor incidenza di disturbi urinari transitori postoperatori
  • eventuale preservazione dell’eiaculazione.

Trattamenti Rezum e Aquabeam

Tra i trattamenti di vaporizzazione, non è possibile non citare il Rezum. Si tratta di una soluzione innovativa e mini invasiva che presenta molteplici vantaggi. È un’operazione è semplice e molto rapida (tanto da essere eseguita in day hospital), che prevede anestesia locale e non totale, se non addirittura una lieve sedazione. Inoltre la ripresa post operatoria è molto veloce e ciò che conta di più, è che le funzioni sessuali sono preservate, mentre i sintomi post operatori sono ridotti al minimo (in alcuni casi addirittura inesistenti). al pari del Rezum troviamo il trattamento Aquabeam.

La pratica consiste nella sovrapposizione dell’immagine visualizzata dal medico, tramite la strumentazione ottica, con l’immagine ecografica ad alta risoluzione. Un meccanismo che permette di definire e identificare meglio i margini di resezione del tessuto. Il processo dura in tutto massimo 4 minuti, durante i quali il tessuto in più è velocemente rimosso. Anche in questo caso non sono praticate incisioni chirurgiche (il trattamento è mini invasivo), i tempi di intervento sono minimi (solo una manciata di minuti), non occorre anestesia totale e, soprattutto, l’eiaculazione non è compromessa ed è salvaguardata.